venerdì 30 ottobre 2009

Chitra Banerjee Divakaruni - La maga delle spezie - ed. Einaudi

beh, l'ho pensato così tanto che non potevo non pubblicarne una piccola recensione, anche se ormai penso che sia un libro molto conosciuto visto che oltre ad essere un libro di cui si è parlato tanto sono anche diversi anni ormai che è uscito (è del 1997) e per di più scopro oggi che ci hanno fatto pure un film!

E' carico di magia, di sensualità, di profumi.... se siete persone che tendono a farsi "rapire" dalle storie che leggete ne sarete rapite, o per lo meno così è stato per me, il più bello tra i suoi libri, gli altri non mi hanno coinvolta così tanto.

Tilo è un'indiana Maga delle Spezie, trapiantata in California, in una bottega che io ho sempre immaginato come piccola, buia e polverosa, ma carica di profumi, in cui la padrona ti fa vedere solo ciò che lei vuole che tu veda.... lei è vista come una vecchia, ma in realtà vecchia non è e questo lo dice fin dalle prime righe, "Loro non sanno, ovviamente. Che non sono vecchia, e questo corpo-simulacro, di cui mi sono ammantata nel fuoco di Shampati pronunciando i voti di maga, non è il mio. Rughe e membra nodose non mi appartengono più di quanto siano propri dell'acqua i cerchi che la increspano. E, al di là delle palpebre pesanti, non si accorgono del subitaneo bagliore degli occhi - non mi servono specchi (gli specchi sono vietati alle maghe) per farmene certa - simile a un nero fuoco. Gli occhi, l'unica cosa davvero mia.
No, anche un'altra cosa è davvero mia. Il nome. Tilo, l'abbreviazione di Tilottama, perché mi chiamo come i semi di sesamo bruciati al sole, spezia ricca di nutrimento. Non sanno nulla di tutto questo, i miei clienti, e nemmeno conoscono i miei nomi passati.
A volte mi opprime un gran peso, un lago di ghiaccio nero, quando penso che da un capo all'altro di questa terra neppure un'anima sa chi sono.
Non fa niente, mi consolo subito dopo. E' meglio così.
"Ricordatevi, - ci disse l'Antica, la Prima Madre, quando ci addestrò sull'isola. - Voi non siete importanti. Non lo è nessuna maga. E' la bottega che conta. E le spezie"."
In questa bottega si incrociano mille storie di donne maltrattate, di bambini emarginati, di uomini che rischiano la vita, ma non vi lasciate condizionare da questo, non è un libro triste né angosciante, al contrario, Tilo ha per ognuno di loro un efficace incantesimo: "cannella bruna e calda quanto la pelle per aiutarti a trovare qualcuno che ti prenda per mano. Seme di coriandolo, sferico come la terra, per farti vedere chiaro. Trigonella contro la discordia. Zenzero per il coraggio profondo di chi sa quando dire di no"... anzi, chi sarà meno preparata a ciò che il destino le riserva sarà proprio lei... ma di questo non se ne può parlare...

E allora, come di consuetudine ecco un passo che mi piace tanto:
"Le ragazze buganvillea entrano a stormi, come libellule a mezzogiorno. Le loro risate argentine mi ricadono addosso. Tiepide ondate salmastre che tolgono il respiro e ti trascinano ad affogare. Aleggiano nella semioscurità stantia della bottega, scintillanti pagliuzze in un raggio di sole. E per la prima volta provo vergogna e vorrei tutto lucido e nuovo.
Le ragazze buganvillea hanno splendenti capelli d'ebano, raccolti in agili trecce. Oppure sciolti, cascate d'acqua di montagna intorno ai volti sollevati con un'espressione così fiduciosa da rilevare subito come non sia mai accaduto loro niente di male.
Portano tintinnanti braccialetti color dell'arcobaleno e orecchini che ciondolano contro la pelle levigata del collo. Inarcano i piedi su lucidi tacchi sottili, dondolano le lunghe gambe. Hanno le unghie smaltate di rosa acceso, petali di buganvillea. E le labbra dipinte della stessa tinta.
Non fa per loro la noia di riso-farina-fagioli-cumino-coriandolo. Chiedono invece pistacchi per il pulao, e semi di papavero per il rogan josh, che prepareranno seguendo la ricetta su un libro.
Le ragazze buganvillea non mi vedono neppure, nemmeno quando chiedono ad alta voce "Dov'è l'amchur" o "E' fresco il rasmalai, è sicura". Voci di merlo, acute e vibranti, buone per un sordo o per un ritardato.
Per un attimo mi sento invadere dall'ira. Stupide, penso. Occhi incapaci di vedere, tutti mascara e fremiti di ciglia. Le mani mi si chiudono a pugno intorno alle foglie di patra, l'alloro che hanno gettato sul banco con tanta noncuranza.
Io potrei tramutarle in regine. Oceani di olio e miele in cui immergersi, palazzi scintillanti di cristalli di zucchero. Foglie di giacinto d'acqua applicate sui palmi per trasformare il tocco delle mani in oro. Unguento di radice di loto spalmato sui capezzoli per avere gli uomini ai piedi, più docili degli schiavi. Se volessi.
Oppure potrei....
Si credono speciali. Figlie della fortuna, che le tiene al riparo da qualsiasi male. Ma basterebbe una goccia di succo di noci in una pozione di mandragora, sussurrando il loro nome. E....
Dal mio pugno si leva come fumo una nuvoletta di polvere di foglie d'alloro frantumate. Un desiderio dagli artigli di tigre balza fuori dal suo nascondiglio dentro di me.
Metterò a bollire petali di rosa e canfora, ci aggiungerò piume di pappagallo triturate. Pronuncerò le parole necessarie e mi libererò dalle sembianze assunte quando ho lasciato l'isola. Questa scorza mi cadrà ai piedi come una vecchia pelle di serpente, e io rinascerò rossa e nuova scintillante. Avvolta in un velo di diamanti. Tilottama la più bella, al cui confronto quelle ragazzine saranno il fango delle scarpe da lasciare sulla soglia prima di entrare.
Le unghie mi feriscono il palmo delle mani. Insieme al sangue viene il dolore. E la vergogna.
"Sarai tentata, - mi avvertì l'Antica prima della mia partenza. - Tu in particolare con quelle mani di lava che vogliono così tanto dal mondo. E quel cuore di lava subito pronto a odiare, a invidiare, ad accendersi di passione. Non dimenticare a quale scopo hai ricevuto i tuoi poteri".
Perdonami, Prima Madre.
Mi asciugo sul sari le mani intrise di pentimento. Un sari vecchio, rappezzato, pieno di macchie per proteggermi da questa vanità che mi pulsa bollente contro le pareti del cranio, gonfia come una nuvola di vapore. La soffio fuori col respiro, nebbia scarlatta. E quando inspiro, attingo forza dal profumo delle spezie. Pulito, acuto, sano. Grazie al quale vedo di nuovo con chiarezza.
E così le benedico, le mie ragazze buganvillea. Benedico le ossa arrotondate dei gomiti, il lampo dei fianchi sotto i lucenti salwaar, i jeans di Calvin Klein. Con il fervore del pentimento, benedico la curva umida dei palmi intorno ai barattoli di limoncini piccanti che reggono controluce, alle lattine di foglie di alloro che stasera friggeranno agli sposi novelli o agli amanti, perché sono sempre appena sposate, le ragazze buganvillea, o non lo sono affatto.
Socchiudo gli occhi e le vedo nella sera: luci basse, cuscini di seta color di mezzanotte ricamati con minuscoli specchi. Forse un po' di musica di sottofondo, sitar o sassofono.
Servono ai loro uomini biriyani fragranti di ghee, fresche ciotole di raita, foglie di alloro profumati di trigonella. E per dolce, gulab-jamun del colore di una rosa scura, stillanti miele dorato.
Anche gli occhi degli uomini si fanno foschi, rose sotto un cielo di tempesta.
E più tardi le bocche delle donne, rosse umide "O" dischiuse come poco prima per mangiare i jamun, ili respiro degli uomini bollente e irregolare, sale e scende, e sale ancora trasformandosi in un grido.
Vedo tutto quanto. Così bello, così breve, e perciò così triste.
Lascio che l'invidia scorra via. Seguono semplicemente la loro natura, le ragazze buganvillea. Non diversamente da quanto ho fatto io, andando contro i consigli di tutti.
Invidia, verde pus, ora sparita. Tutta. Quasi.
Respiro un pensiero di buon augurio su ogni acquisto mentre faccio il conto alla cassa. Le foglie di alloro, gli orli scuri rigidi e intatti, in un pacchetto nuovo, le do in regalo.
Alle mie ragazze buganvillea, dai corpi lucenti di zafferano tra le lenzuola, dalle bocche profumate della mia trigonella, del mio cardamono, del mio paan paraag. Mie creature. Odorose di muschio. Feconde. Irresistibili."

Qualche giorno fa mi è arrivato un pacchetto tanto atteso e, tra gli altri, conteneva anche questo libro: "In cucina con la maga delle spezie" di Roberta Deiana.. come dire.. cade proprio a fagiolo!

5 commenti:

  1. lo voglio lo voglio.....voglio questo libro!!!
    sìssì...io mi faccio rapire da storie così, amo le spezie....e non ho questo libro. piccolo desiderio per natale, già che manca poco :-)

    un libro in tema che mi ha rapita molto è stato "caffè babilonia", lo conosci?

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  2. no, non lo conosco affatto! di chi è? di che parla?

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  3. l'autrice si chiama marsha mehran. ha lasciato l'iran durante la rivoluzione e si è trasferita in argentina con i genitori.
    il libro narra la storia di una famiglia di 3 sorelle persiane che aprono un caffè in irlanda.
    si parla delle discriminazioni razziali ma il tutto è allietato, alla fine di ogni capitolo, da una ricetta "etnica".
    io te lo consiglio, è molto carino. la protagonista ha poi la passione per le piante aromatiche che riesce a coltivare anche in un paese freddo come l'Irlanda (ottimi spunti per i nostri angoli aromatici).
    è il suo primo libro...so che neha scritto anche un secondo non troppo tempo fa ma non ricordo il titolo.
    è nell'elenco delle cosine da comprare :-)
    ora faccio un giro nel blog perchè ho bisogno di isporazioni per cena. vorrei qualcosa di sano (ma qui è tutto sano!!!!!), leggero e gustoso. penso di essere nel blog giusto!
    a presto cara! e questa volta è proprio vero!!!

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  4. ho preso appunti... appena mi capita tra le mani è mio!!!!!

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