sabato 17 ottobre 2009

Erica Bauermeister - La scuola degli ingredienti segreti - ed. Garzanti

Sono stata condizionata, lo ammetto, dai vostri commenti al libro "L'ingrediente segreto", che non mi era piaciuto, e poi c'era un post di Marcella, della quale mi fido, che pareva estasiata mentre lo leggeva...
Che dire quindi di questo libro?
L'ho finito solo ieri e ho la sensazione che mi manchi qualcosa, è come se avessi letto un bellissimo incipit, una magnifica prima parte e poi mi mancasse un finale.... è un libro che sicuramente merita per la magia, il rapporto con il cibo, la sensualità, la delicatezza con cui ci parla di un gruppo di persone, del loro modo di essere, delle dinamiche di gruppo,... ma poi manca qualcosa.... e questa non è una bella sensazione, è come quando ad un bel film tagliano delle scene che ritenete fondamentali, ecco, che siano stati fatti dei tagli dall'editore? perché non voglio credere che veramente sia stato scritto così.... che nessuno le abbia detto "Erica cara, il tuo libro è molto bello, ma manca qualcosa, manca forse un finale, manca un qualcosa che lo renda unico"...
Se avete letto "La maga delle spezie" di C.B. Divakaruni, conoscete sicuramente il genere, perché per molti aspetti lo richiama... ma mentre questo è un libro completo sotto tutti gli aspetti a "La scuola degli ingredienti segreti" manca davvero qualcosa, non che sia da buttare, assolutamente, anzi, io consiglierei di leggerlo, ma forse non di comprarlo, perché è un libro che tenderete a dimenticare, se non per le belle sensazioni che vi regalerà.

Tra i vari capitoli, uno fra quelli che più mi accompagnano e seleziono quindi per voi è questo:
"Era insolito vedere una coppia nella scuola di cucina di Lillian; i corsi erano talmente costosi che quasi tutti mandavano un rappresentante: esploratori alla Marco Polo impegnati in una missione coniugale volta a riportare a casa nuove spezie, trucchi capaci di modificare un pasto o una vita. In qualità di delegati, solitamente arrivavano con obiettivi ben definiti - cena a piatto unico per famiglie indaffarate, un imperdibile sugo per la pasta - per venire poi deviati dalla sontuosa compattezza del formaggio di capra fresco che indugiava sulla lingua, da una marinata al vino rosso lasciata per giorni a insinuarsi in un pezzo di vitello. In seguito, raramente la vita domestica rimaneva la stessa.
Quando due coniugi partecipavano al corso insieme, la cosa assumeva un significato del tutto diverso: cibo come soluzione, diversivo o, talvolta, parco giochi. Lillian era sempre curiosa. I due si sarebbero spartiti i compiti o avrebbero fatto un lavoro di squadra? Si toccavano a vicenda mentre preparavano il cibo? A volte si chiedeva come mai gli psicologi si concentrassero tanto sulla vita di una coppia in camera da letto. Potevi scoprire tutto su due partner semplicemente osservando la coreografia mentre preparavano la cena.
[...] "A mio parere una torta assomiglia molto a un matrimonio" cominciò a dire Lillian, mentre prendeva uova, latte e burro dal frigorifero e li disponeva sul piano di lavoro. "Lo ammetto, non ho molta esperienza al riguardo", commentò, sollevando la mano sinistra priva di anello con un'espressione ironica sul viso, "ma ho pensato spesso che sarebbe un'idea magnifica, per i fidanzati, cucinare da soli la torta nuziale, come parte della preparazione alla loro vita insieme. Forse non così tante coppie finirebbero per sposarsi davvero", disse con un sorriso, "ma credo che quelle che poi lo fanno potrebbero vantare un approccio leggermente diverso alla cosa".
Infilò una mano nei cassetti sotto il piano ed estrasse contenitori di farina e zucchero e una scatola di bicarbonato di sodio.
"Ora, il cucinare è imperniato sul gusto personale: aggiungi un pizzico in più di questo o quello finché ottieni il sapore desiderato. La pasticceria, però, è diversa. Devi assicurarti che alcune combinazioni siano esatte".
Prese le uova e divise i tuorli dagli albumi, tenendoli separati in due ciotoline blu.
"Essenzialmente, una torta è in realtà una delicata equazione chimica: un equilibrio tra aria e struttura. Date alla vostra torta troppa struttura e diventa dura. Troppa aria e si spacca letteralmente. Ecco perché sarete tentati di usare un preparato in scatola", gli occhi di Lillian scintillarono, "ma in tal caso vi perdereste tutte le lezioni che la preparazione di una torta può insegnarvi."
Trasferì il burro nella ciotola del mixer e accese l'apparecchio; le spatole cominciarono a lavorare i morbidi rettangoli gialli. Piano piano, in una cascata di bianco incredibilmente sottile, vi fece cadere lo zucchero.
"E' così che si inserisce aria in una torta", commentò, sovrastando il volume dell'apparecchio. "Quando ancora non esisteva il mixer, ci voleva davvero un sacco di tempo. Ogni bolla d'aria presente nell'impasto scaturiva dall'energia del braccio di qualcuno. Ora invece dobbiamo solo resistere all'impulso di procedere più in fretta aumentando la velocità del mixer. Ma, se lo fate, all'impasto non piacerà". La cascata di zucchero terminò e Lillian rimase ferma in paziente attesa, osservando l'apparecchio.
Le spatole continuarono a roteare all'interno della ciotola e la classe osservò l'immagine nello specchio sopra il piano di lavoro, in trance, mentre lo zucchero incontrava il burro e vi si amalgamava, ognuno dei due che traeva colore e consistenza dall'altro, espandendosi, ammorbidendosi, sollevandosi in seriche onde lungo i lati del contenitore. Passarono alcuni minuti, e Lillian continuava ad aspettare. Infine quando burro e zucchero sfoggiarono finalmente la consistenza da nube tipica della panna montata, spense il motore.
"Ecco", disse. "Magia".

[...] Lillian infilò un dito nella ciotola del mixer. "Penso sempre che questa sia la fase più squisita nella preparazione di un dolce". Se lo leccò con l'entusiasmo di un bambino. "Ve ne darei un po'", aggiunse per stuzzicarli, "ma in tal caso non ne rimarrebbe abbastanza per la torta".
Prese una delle ciotole blu. "Quindi ora aggiungiamo i tuorli, poco per volta, lasciando che l'aria si formi anche al loro interno". Il mixer ricominciò le sue rotazioni mentre i rossi d'uovo si amalgamavano con il composto di burro e zucchero, rendendolo più scuro, molle e scintillante.
"A questo punto", commentò lei, "niente più spuntini con l'impasto. Con le uova crude è rischioso".

[...] "Ora è tempo di aggiungere la farina". Lillian scoperchiò il barattolo. "Per come la vedo io", commentò, estraendone una cucchiaiata e lasciandola cadere attraverso il setaccio, in una svolazzante e tenue nevicata, nella grossa tazza graduata, "la farina è come certi personaggi cinematografici, molto più sexy di quanto sembrino all'inizio. Insomma, siate sinceri, quando vi spartite i compiti in cucina chi mai vuole occuparsi della farina? Il burro è di gran lunga più attraente. Ma in realtà è proprio la farina a tenere insieme una torta."
Cominciò ad aggiungerne un po' all'impasto, facendola seguire dal latte.
"C'è un trucco, però", dichiarò mentre ne versava ancora un po', a dosi alternate, terminando con un'ultima manciata di farina. "Se mescolate troppo a lungo la farina con gli altri ingredienti otterrete una torta piatta, dura. Ma se invece state attenti, avrete una torta seducente come un sussurro nell'orecchio.
"E ora un ultimo passo", disse. Montò gli albumi, aggiungendo giusto un pizzico di zucchero alla fine, mentre la classe guardava la spuma trasformarsi in picchi prima soffici e poi turgidi. A questo punto Lillian incorporò all'impasto le schiumose nubi, un terzo alla volta. Alzò gli occhi per fissare gli allievi. "Tenete sempre da parte un briciolo di magia per la fine".

Ecco, questa è una parte di un capitolo, con molti tagli beninteso, perché mi divertiva mettere qui solo la parte relativa alla preparazione del dolce e non la storia.... un po' come faccio in libreria che apro a caso un libro e ne leggo qualche riga qua e là per capire se mi piace com'è scritto... e stavolta sono andata veramente lunga. Adesso sta a voi. A voi la decisione se ne vale la pena oppure no.

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